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La vigilia dei gufi anti interisti: nomi illustri tra chi tiferà Bayern
May 21st

Galliani ha espresso a chiare lettere il proprio pensiero, qualche settimana fa: “I tifosi fanno quello che vogliono e tifano come credono, noi dirigenti, invece, ci auguriamo che l’Inter vinca la finale per conservare le quattro squadre italiane in Champions League“. E probabilmente così sarà. Un sommario elenco delle tifoserie che per motivi diversi guferanno in massa o quasi l’Inter: juventini, milanisti, romanisti. Nel limbo degli indecisi o semplicemente divisi: napoletani, fiorentini, genoani e sampdoriani più molte altre. Parteggerano invece per i nerazzurri molti laziali e non potrebbe essere altrimenti dopo il campionato appena concluso.
Moltissimi i gruppi dei gufisti nati su Facebook: uno su tutti “Il 22 maggio??? Da italiano tiferò Bayern” che vanta quasi 7000 iscritti. C’è poi chi “se ne frega del ranking UEFA” (quasi 5000 iscritti) ribadendo che sabato sera sarà con i tedeschi e chi sta studiando le tattiche migliori di “gufata”. Oppure “22 Maggio 2010 Madrid – La notte dei Gufi”, oltre al più “generalista” e gettonatissimo “Tutti uniti contro l’Inter”. E per finire la carrellata: “Italiani che tiferanno Bayern Monaco“. Tra i calciatori gufi c’è da registrare l’outing di Marco Borriello qualche settimana: l’attaccante dichiarò di tifare apertamente Barcellona in semifinale. E quello di Antonini che il 16 maggio esclamava: “Adesso tiferò Roma e Bayern Monaco“.
Le Foto del Santiago Bernabeu e del Museo interno


L’Inter e la Coppa Campioni del passato



Dall’altra parte, invece, il tifo per il Bayern Monaco, secondo Rummenigge, unirà tutta la Germania. Da segnalare, infine, una lettera accesa e sincera di un giornalista di una testata autorevole come il Corriere della Sera. E’ il tifoso juventino Pierluigi Battista che scrive e non si vergogna di svelare ai lettori il suo tifo per il Bayern Monaco:
Forza tedeschi. Al cuore
da curva non si comanda
Qui si rivendica l’inalienabile diritto di detestare l’Inter, di augurarsene ogni male (sportivo e solo sportivo, va da sé) e di sperare ardentemente in un chiassoso anticipo dell’Oktoberfest nella notte di sabato, dopo l’apoteosi del Bayern al Santiago Bernabeu. Il calcio non è la politica, dove è d’obbligo la moderazione, il dialogo, la regola che incanala il traffico caotico delle emozioni. Il calcio è scatenamento di passioni non imbrigliate dai codici del controllo sociale che necessariamente deve reggere il vivere civile e la coesistenza dei diversi. È amore per i propri colori, ma anche avversione assoluta, non negoziabile, per quelli rivali. È anche gioia maligna per i capitomboli altrui: chi lo nega, è un ipocrita, oppure un tifoso molto scialbo e troppo auto-represso.
Tifare «contro» è l’altra faccia, inseparabile, del tifare «per». Ci sono delle ragioni del cuore che la Ragione non può conoscere, diceva Hegel. E in ciascuno di noi alberga un cuore da curva. Nel mondo civilizzato è necessario stabilire un compromesso tra le passioni e le norme del vivere associato. In curva no. In curva è permesso dire ciò che altrove è vietato. In curva si smarrisce l’Io e si entra a far parte di un coro. Anche, anzi soprattutto, quando il coro intona spavaldo: abbasso l’Inter. Qui si rivendica l’inalienabile diritto di non amare affatto ciò che l’Inter rappresenta, da sempre, agli occhi dell’anti-interista compulsivo: quell’impasto di prepotenza e perbenismo, di spocchia e vittimismo, di esibizionismo sentimentale irrigato da fiumi di denaro. Vale, ovviamente, la clausola della reciprocità: il diritto a detestare implica la condizione di essere detestati, derisi, dileggiati nelle sconfitte. Quando la Juventus si schiantò nella finale di Atene contro l’Amburgo, mezza Italia tripudio e invocò Magath «santo subito», l’altra metà bianconera (quorum ego) sprofondò in una composta ed elegante disperazione. Era la dura legge del cuore nella curva. Valeva allora. Dovrà valere, a parti rovesciate, domani a Madrid. Anche perché, juventinamente parlando, brucia ancora lo scippo dello scudetto del 2006. Eccome se brucia. Le fortune interiste cominciano da lì, esattamente dallo stesso punto dove cominciano le nostre disgrazie. Il rancore non fa sconti e perciò i cattivi ricordi indosseranno domani sera i colori del Bayern Monaco. Una birretta di consolazione, signor Mou?
Pierluigi Battista
Via | calcioblog.it
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