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Atlantia: l’effetto Abertis dura solo un giorno
Jul 6th

A Barcellona i Benetton potrebbero essere chiamati in un secondo momento. L’intervento di Mediobanca nel dossier di ristrutturazione di Abertis non sembra infatti chiamare ancora in causa Atlantia, partecipata del gruppo spagnolo con il quale si era progettata una fusione in contesto totalmente diverso alcuni anni fa.
Di certo da subito il titolo Atlantia si è avvantaggiato delle voci di un’offerta su Abertis da 12 miliardi di euro che salirebbero a 25 miliardi con il debito. L’operazione viene rivelata in anticipo dal Financial Times e dunque confermata dagli azionisti di Abertis La Caixa e Acs su pressing della Cnmv, la Consob spagnola che ha anche sospeso il titolo ieri in attesa di chiarimenti. I dettagli dell’operazione non sono ancora noti, ma Mediobanca non ha smentito un suo coinvolgimento nell’operazione di leverage buy out in qualità di finanziatrice in pool con un gruppo di altre banche.
Si tratterebbe di un finanziamento che potrebbe raggiungere i 9-10 miliardi di euro e per il quale anche altre banche italiane sarebbero state allertate. Attualmente Criteria Caixa controlla il 28,91% di Abertis e Acs il 25,83 per cento. Il resto è in gran parte azionariato diffuso. Abertis è una società con un giro d’affari da 3,9 miliardi di euro l’anno (dato 2009 con incremento del 6,9%) ma ha un debito da 15,18 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 5,33 miliardi di euro. Per avere un termine di paragone, Atlantia ha un giro d’affari annuo di 3,61 miliardi di euro e un debito da 9,62 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto da 3,31 miliardi (al netto del recente aumento di capitale da qualche decina di milioni).
Le due società sono due concessionarie pubbliche che hanno allargato nel tempo le proprie attività dall’asfalto dalle piste di atterraggio e decollo. Abertis ha anche un discreto business nel settore delle telecomunicazioni. Adesso si prospetta un intervento sul gruppo da parte del fondo di private equity Cvc, l’azionista Criteria Caixa ha già smentito, però, le ipotesi di delisting in caso di ingresso nel capitale della società e confermato la volontà di rimanere il principale azionista di Abertis.
In realtà secondo diversi osservatori internazionali fra i motivi principali dell’operazione ci sarebbe la volontà di Florentino Perez, presidente di Acs e della squadra del Real Madrid, di stringere la morsa su Iberdrola, importante colosso iberico dell’energia che però non concede al manager neanche un posto nel consiglio di amministrazione.
Nel frattempo Atlantia prende vantaggio dalle indiscrezioni sull’eventuale opa dei soci sui Abertis che potrebbe dare una buona spinta ai multipli del settore. Ancora la struttura dell’operazione e dunque necessariamente le valutazioni di prezzo per un’eventuale offerta rimangono indeterminate, tuttavia la debolezza delle performance borsistiche di Atlantia di oggi (+0,4% contro un mercato che guadagna più di 3,3 punti percentuali) indica che l’effetto Abertis è per il momento congelato in attesa di chiarimenti.
Certo si ritornerà a parlare del caso e sicuramente le vicende di un azionista al 6,68% coinvolgono da vicino Atlantia. Forse però sarà meglio aspettare ancora un poco prima di sbilanciarsi. D’altra parte una fusione fra i due oggi (e il tema non sembra proprio all’ordine del giorno) vedrebbe rapporti di forza molto diversi da quelli di qualche tempo fa e dunque forse sarà meglio valutare prima l’evoluzione nella catena partecipativa di Abertis, dunque gli eventuali asset che questa potrebbe vendere magari anche alla stessa Atlantia. Questo secondo scenario sembra infatti per il momento più probabile di quello di un’aggregazione, anche se, lo ripetiamo, è troppo presto per pronunciarsi su uno scenario tanto incerto.
Atlantia: l’effetto Abertis dura solo un giorno é stato pubblicato su finanzablog alle 15:02 di martedì 06 luglio 2010.
Via | finanzablog.it
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Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori
Jun 21st
Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da “neutral” a “overweight”, ovvero “sovrapesare”. Secondo lo studio della banca giapponese i prezzi dei titoli del settore sono diminuiti eccessivamente nel recente passato ed adesso è tornato il momento di acquistare. Le prospettive di crescita per il comparto sono in media del 30% circa: le quotazioni attuali incorporano infatti un prezzo del greggio di 55 dollari al barile mentre il petrolio è risalito oltre area 75 e secondo gli esperti di Nomura nel secondo semestre del 2010 dovrebbe fare registrare un prezzo medio di 88 dollari. Positivo in particolare il giudizio su Eni
, confermato “buy”, quindi titolo da acquistare, con prezzo obiettivo a 20,8 euro (era a 22,3 euro, modificato a seguito delle oscillazioni del dollaro). Saipem piace invece a Mediobanca, che ha promosso di recente il titolo da “neutral” a “outperform” fissando a 28,40 euro il prezzo obiettivo. Il portafoglio ordini del leader nei servizi all’industria petrolifera è in crescita ed il 27 giugno, quando il gruppo comunicherà i risultati semestrali, le stime per il 2010 potrebbero essere riviste all’insù. Ovviamente le attese di ripresa per Eni e Saipem potrebbero essere condizionate dall’andamento del prezzo del greggio, tuttavia il rimbalzo messo a segno dal Wti dai minimi di maggio a 66,80 dollari circa non sembra essere ancora terminato. La resistenza chiave in questa fase si colloca in area 77 dollari, oltre questa soglia target a 79 dollari, ultimo ostacolo in grado di impedire il recupero dei massimi dell’anno in area 86/87 dollari.
Ad aiutare il progresso del petrolio contribuisce anche la decisione della People’s Bank of China di rendere più flessibile la propria valuta, che in avvio di ottava ha toccato i massimi contro dollaro dal settembre 2008. Tale decisione ha gia’ avuto un notevole impatto sul mercato delle commodities: un rafforzamento della moneta cinese implica un maggiore potere di acquisto per quel paese e quindi la possibilita’ di importare un flusso maggiore di materie prime. Il petrolio e’ salito a 78,85 dollari circa, un balzo superiore al 2% rispetto ai prezzi di venerdi’ 18 giugno.
Ed effettivamente Eni ha inviato segnali graficamente positivi nelle ultime sedute, come il superamento del top di inizio giugno a 15,70 euro e quello della linea di tendenza tracciata dai massimi di aprile. I prezzi potrebbero arrivare presto a confrontarsi con la resistenza di area 16,20/25, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile e media mobile a 50 sedute. In caso di superamento di questi livelli il titolo invierebbe un segnale forte in favore del proseguimento della fase positiva iniziata con i minimi di maggio a 14,30 e si candiderebbe per il recupero almeno di area 18 euro. Difficile invece dire fin da ora se, anche in caso di proseguimento della fase rialzista, vi siano le condizioni per lasciarsi alle spalle l’area vischiosa tra 18 e 18,50, già messa alla prova più volte tra giugno 2009 e gennaio 2010. La rottura anche di questa resistenza rappresenterebbe un segnale importante anche per il lungo periodo dal momento che permetterebbe la ripresa dell’uptrend avviatosi con i minimi di marzo 2009 ma non deve essere data per scontata. Oltre quei livelli sarebbe comunque possibile iniziare a parlare di obiettivi in area 22 euro. Ad indebolire il quadro rialzista sarebbero discese sotto i 15 euro, che aprirebbero la porta al test a 14,50 della linea che sale dai minimi del 2009. In caso di violazione anche di questo supporto rischio di evoluzione negativa duratura, fino a 13,50 euro almeno.
Per sgomberare il campo da dubbi, quando si parla di Saipem, è bene chiarire che il suo grado di correlazione con l’andamento del prezzo del greggio è molto elevato (attualmente l’indice di correlazione calcolato ad un anno vale circa 0,5, ma nel recente passato è stato per lunghi periodi anche in area 0,80, ad indicare quindi un legame veramente molto stretto tra le due curve), quindi le capacità del titolo di fare bene in assenza di un trend positivo per il prezzo del petrolio sono relativamente ridotte. I segnali inviati recentemente dal grafico del titolo sono in ogni caso positivi, un elemento questo che, volendo fare un percorso logico inverso rispetto a quello che viene adottato di prassi, sembra confermare la prospettiva di un prezzo del greggio in crescita nel prossimo futuro. Le quotazioni di Saipem hanno infatti superato nella scorsa ottava con forza la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di aprile, spingendosi fin quasi a testare in area 27 la media mobile a 50 giorni, praticamente coincidente in questa fase con il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi primaverili. Il superamento anche dei 27 euro confermerebbe l’intonazione positiva dimostrata nelle ultime settimane prospettando movimenti in area 30 euro almeno. Oltre questi livelli Saipem si cimenterebbe poi in una impresa difficile, quella di avere ragione dei massimi storici di novembre 2007 a 31,90 euro. Per non perdere la propensione al rialzo il titolo si dovrà mantenere al di sopra dei 25,30 euro. Sotto quei livelli rischio di test a 24 circa della linea che sale dai minimi del 2009, supporto critico anche in ottica di lungo termine.
Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori é stato pubblicato su finanzablog alle 11:14 di lunedì 21 giugno 2010.
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Unipol: l’aumento di capitale attrae il mercato
Jun 18th

Seduta brillante per Unipol che guadagna il 3% sullo sfondo di listini in contrastato recupero e si riporta a 71 centesimi con un balzo chiaramente influenzato dal nuovo aumento di capitale annunciato dal gruppo. Un recupero oltre i 73-75 centesimi e magari un test vittorioso delle importanti resistenze di area 80 centesimi sicuramente darebbe una bella riassestata all’impostazione tecnica del titolo. L’affondo della scorsa settimana a 60 centesimi ha infatti inviato dei brutti segnali che impongono prudenza e conferme dal mercato (come il recupero sopra i 70 centesimi di stamane). Il nuovo aumento di capitale da mezzo miliardo di euro però nasce sotto un buon auspicio.
Atteso da tempo, a sorpresa si è rivelato particolarmente conveniente con un’offerta da 0,445 euro che implica uno sconto di circa il 38% sui prezzi di stamane e che rappresenta un chiaro invito al mercato. Qualcuno ha sottolineato la riduzione del ruolo del Consorzio di Garanzia che comprende gruppi del calibro di Mediobanca, Bnp Paribas, Mps e Carige in quanto ovviamente se l’aumento di capitale andrà interamente sottoscritto i margini di intervento dei garanti saranno minori. In realtà con l’impegno di Finsoe a sottoscrivere il pro-quota, ossia il 50,7% del capitale circa (31% votante), non è che ci siano troppe incertezze su chi comanda in via Stalingrado. Quanto agli assetti societari della catena proprietaria di Unipol che la collega al mondo delle Coop e della cosiddetta “finanza rossa” tutto sembra per ora in forse.
Da tempo si ipotizza un accorciamento della catena proprietaria con una fusione tra le holding Holmo e Finsoe e giova forse ricordare che già un anno fa l’Isvap avrebbe bloccato la stessa operazione per ragioni connesse al patrimonio di vigilanza. Il nuovo aumento di capitale cambierà le carte in tavola? Al momento non sembra il primo problema del management che con il denaro racimolato sul mercato finanzierà diverse operazioni fra le quali gli investimenti in Arca Vita e Arca Assicurazioni, ma non l’acquisizione di nuove filiali da parte del ramo bancario: “in questo business opereremo a perimetro costante” ha sottolineato di recente la compagnia. Gli obiettivi per il 2012 prevedono comunque il raggiungimento di 4,6 miliardi di euro di premi nel ramo danni e di 3,1 miliardi di euro nel ramo vita. Nello stesso anno l’utile netto dovrebbe portarsi a quota 250 milioni di euro.
Sfide non da poco con le quali potrebbe forse interferire la rinnovata attenzione sulla fallita scalata alla Bnl che richiama in causa in questi giorni gran parte dei protagonisti della politica e della finanza di allora e di oggi. Francamente, dopo che la Lega ha dichiarato di volere per sé le banche del Nord, l’epoca in cui Piero Fassino chiedeva “allora abbiamo una banca?” a Consorte pare l’età dell’innocenza. Infatti l’unico appeal della vicenda viene oggi dai dossier su quelle intercettazioni e dal paradosso di Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, indagato per ricettazione di intercettazione segreta mentre il fratello cerca di portare a termine una nuova legge che dovrebbe proprio impedire questo genere di reati. Di novità non se ne vedono tantissime, nonostante molti punti della fallita impresa dei furbetti del quartierino risultino ancora oscuri, a partire dall’esatto ruolo di Gianpiero Fiorani. Il caso riguarda inoltre più la politica che la finanza ormai e Unipol, pur essendo da sempre luogo di contatto tra le due sfere, sembra diretta più a riposizionarsi per il dopo crisi che non a riaprire dossier ormai chiusi da tempo.
Unipol: l’aumento di capitale attrae il mercato é stato pubblicato su finanzablog alle 14:23 di venerdì 18 giugno 2010.
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Prospettive grafiche per Mediobanca e Generali
Mar 3rd
Da tempo Mediobanca è al centro di indiscrezioni sul riassetto manageriale proprio e della principale controllata Generali (Mediobanca ne possiede circa il 14,7%). In attesa che la situazione maturi può valere la pena di investigare il contesto grafico all’interno del quale si muovono i due titoli. Per entrambi sono stati raggiunti infatti livelli tecnici significativi.
Il titolo Mediobanca è sceso fin da inizio febbraio a testare in area 7,30 euro il supporto offerto dai minimi di metà maggio. Le quotazioni hanno oscillato intorno a quei livelli dando luogo ad un piccolo testa spalle rialzista, completato con il superamento di area 7,70. La figura potrebbe favorire lo sviluppo di una fase rialzista diretta verso il test della forte resistenza di area 8,45, dove transitano la linea di tendenza tracciata dal top di ottobre segnato a 9,76 euro e le medie mobili a 100 e 200 giorni. Il superamento anche di 8,45 rappresenterebbe un segnale rilevante, un primo serio indizio in favore della ripresa del trend rialzista in atto dai minimi di marzo 2009 interrotto dalla flessione disegnata dal top di ottobre. Portandosi al di sopra di 8,45 Mediobanca si guadagnerebbe la possibilità di tornare a testare i citati massimi del 2009 a 9,76, area dove si colloca il 50% di ritracciamento del ribasso dal picco del dicembre 2006. E’ ovviamente prematuro prefigurare quello che potrebbe accadere oltre quei livelli, se tuttavia si dovessero creare le giuste condizioni per il loro superamento anche il quadro tecnico di medio lungo periodo volgerebbe al bello ed il titolo potrebbe mettere a segno una ulteriore fase di crescita fino in area 11 euro almeno. Tutte le ipotesi di una futura crescita sarebbero da accantonare in caso di discese al di sotto dei 7,30/40 euro. In quel caso la fase ribassista intrapresa dallo scorso ottobre si dimostrerebbe non ancora terminata e potrebbe proseguire fino ad interessare area 6,50 euro almeno, uno dei più significativi ritracciamenti di Fibonacci (il 61,8%) relativi al rialzo dai minimi dello scorso marzo.
Graficamente interessante anche Generali: il titolo è sceso con i minimo dell’8 febbraio a 15,83 euro a ricoprire il gap rialzista del 20 agosto 2009, con base a 15,87, e da quei livelli ha messo a segno un rimbalzo che gli ha permesso di tornare al di sopra dei minimi di inizio novembre, a 16,64. La reazione in atto sta tentando di controbattere il brutto segnale inviato ad inizio febbraio proprio con la violazione dei minimi di novembre. Tra ottobre e gennaio il titolo aveva disegnato un ampio doppio massimo in area 19,30 euro, figura ribassista completata al di sotto di 16,64. Il doppio massimo potrebbe introdurre alla correzione di tutta la salita dai minimi dello scorso marzo, dando luogo ad una fase ribassista rilevante. La attuale ripresa dovrà quindi faticare non poco per cancellare il segnale negativo tuttora attivo. Sarebbe il superamento di area 18, dove transita la media mobile a 100 sedute, ad inviare un primo segnale credibile di rialzo. Oltre quei livelli sarebbe possibile un nuovo test della forte resistenza dei 19,30 euro, dove non solo si collocano i due vertici del doppio massimo, ma anche il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco dell’ottobre 2007. Andando oltre area 19,30/50 Generali segnalerebbe l’intenzione di voler dare un seguito al rialzo disegnato dallo scorso marzo. Obiettivo del titolo in quel caso in area 21,50 euro. La mancata rottura dei 18 euro e la violazione di 15,83 riporterebbero prepotentemente d’attualità le implicazioni ribassiste derivanti dal completamento della figura ribassista. Le prospettive sarebbero in quel caso in favore di discese fino a 13,50 con supporto intermedio in area 14,50, 50% di ritracciamento di tutta la salita dai minimi di marzo 2009.
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Tantissime novità da 3 Italia
Feb 4th
E' disponibile la nuova offerta con telefonino incluso di 3 Italia, che passa dalla logica del comodato d’uso a quella dell’acquisto a rate con finanziamento. La nuova proposta commerciale, realizzata in partnership con Compass, società specializzata nel credito al consumo del Gruppo Mediobanca, permetterà al cliente di acquistare un Videofonino top di gamma pagando 23 mini-rate mensili da 10 o 15 euro più una maxi-rata finale che verrà successivamente rimborsata da 3 Italia. Si tratta di una formula premiante per i clienti più fedeli che al termine del periodo di finanziamento avranno acquistato un telefonino ad un prezzo inferiore a quello di listino.
Categorie: 3, Curiosità
Via | Telefonino.net
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